giovedì 5 maggio 2016

Era notte a Roma

Opera di Francis Bacon
Sto scrivendo la sceneggiatura per un corto per un amico, la seconda, quando mi blocco. Non so più come sviluppare i personaggi. E allora mi metto in attesa. Cerco segni. Ma il mondo che mi circonda è muto. Non mi lancia nessun segnale. E' sordo alle mie esigenze di verità. Sordo. Sordo e muto. Ed ecco che, dopo un po', torno a vagare tra le righe del mio blog. Sono mesi che non scatto una foto. Anzi, a dirla tutta, sono un po' deluso dalla fotografia. Tutto attorno a me è un fiorire di modelle post adolescenti, mediamente carine – non dico belle, la bellezza è un'altra cosa – e di fotografi pronti a immortalarle, forse per qualche editoriale, forse per qualche servizio fotografico.

E poi ci sono gli annunci di lavoro: le famose agenzie per le vacanze estive. Quelle che quando ci parli di persona ti dicono che chi fa fotografia artistica non lavora più, suggerendoti senza dirtelo che è meglio andare a fotografare i turisti nei villaggi per loro. Oppure ci sono quelli che ti pagano per fotografare le attività che li pagano per avere visibilità sui loro siti. E io mi ritrovo a pensare: ma che cazzo, ho dedicato quattro anni della mia vita alla fotografia per tornare a fare la puttana?

Non mi piacerebbe nemmeno fare fotografia di reportage, perché lì la situazione è paradossale. Vivi a pochi centimetri da persone che hanno bisogno di aiuto, e tutto quello che puoi fare tu è fare clic. No, non fa per me. A dire il vero ogni volta che ripenso alla mia fotografia, mi viene in mente Antoine D'Agata. Mi sembra l'unico fotografo onesto che ci sia in giro. Le sue prostitute cambogiane, le sue droghe, la sua arte 'atea'. Lui è vero, onesto, meno quando fa workshop perché come si fa a insegnare a deviare dalla norma sociale? Quelle non sono cose che impari, non pagando uno sproposito a un fotografo ormai famoso almeno.

Opera di Francis Bacon
Ma io sono diverso. Io non mi drogo, non ho una passione smodata per il sesso, ammesso che quello sia un requisito, non bevo nemmeno. Mi ritrovo quindi con una appendice moscia, la mia fotocamera, a chiedermi cosa farne. Ho davanti al divano un libro di Man Ray, penso che in queste sere gli darò un occhio, chi sa mai che mi ispiri a qualcosa – ma nel nostro mondo il surrealismo ha ancora un senso? Insomma, fortunatamente ho il teatro – finora ho performato sette volte a partire da marzo.

Sto anche pensando di scrivere un monologo. Ho già alcune idee, e posso scegliere tra due registe con cui metterlo in scena. Non voglio scrivere che questo è un addio alla fotografia, ma tutto quello che io amo semplicemente non è di questo mondo, sono ancora solo, sterile, ferito, nudo, al freddo, e le vesti che mi hanno riscaldato in questi ultimi anni ora mi trovo a doverle almeno mettere in lavatrice, mentre la gente mi guarda privo di abiti e mi sa che dovrà farci l'abitudine almeno fino alla fine del ciclo di lavaggio.

Non so veramente cosa fare di questo blog, nel frattempo. Ho pensato di riempirlo, come facevo con un altro spazio, di video e di testi, per dire qualcosa senza dirlo apertamente, per indicare una strada sperando che chi mi legge non si soffermi a guardare il dito, ma è una formula che ho già testato anni fa per un altro mio blog, e l'idea di ritornarci mi lascia addosso uno strano effetto. No, volevo solo condividere con chi mi legge queste note sulla fotografia, per dire che anni fa avevo letto sia La Camera Chiara di Roland Barthes sia Sulla Fotografia di Susan Sontag, e che se all'epoca mi aveva colpito moltissimo il primo libro, ora sono molto più in linea con il secondo.

Per dire che tutto quello che mi circonda fotograficamente è inutile, e che forse quel mondo io lo devo abbandonare, almeno per un po', almeno fino a quando non rinascerà in me l'esigenza di cantare o almeno dire qualcosa in quella lingua che sia nuovo, non detto da altri. Intanto mi hanno chiamato da un concorso, uno di quello dove partecipi gratis e ricevi dei soldi se vinci, e mi hanno fatto i complimenti per lo scatto e la poesia che ho inviato. Il che significa che allora non sono cieco, allora ero sulla strada giusta. Che fine ha fatto quella strada in questi ultimi tempi?


Forse è il tempo di un nuovo canto d'amore. Mi manca tanto l'amore in questo periodo. Non parlo del sesso, dico che mi manca proprio la sensazione di trovarti di fronte a qualcuno che per te è indispensabile e da cui puoi imparare qualcosa di nuovo. E allora ho deciso di infarcire questa mia scrittura di quadri di Francis Bacon, un pittore che amo tantissimo, sperando che ispiri chi legge questo mio scritto. Mentre la mia carriera di performer prosegue e quella di fotografo si ferma per una pausa, vi lascio con queste immagini di corpi in divenire, con queste istantanee di verità, dipinte con coraggio da un uomo che non ha mai avuto problemi a scavare nella carne del reale per trovarvi qualcosa che spesso è stata definita 'angoscia'. Ma che in realtà è qualcosa di fondamentale per ognuno di noi, per le nostre vite, per i nostri futuri progressi come esseri umani. Amate questi quadri, non abbiatene paura.  


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